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19 Febbraio 2026Il legame storico tra il Cilento e il Sudamerica è tornato al centro dell’attenzione internazionale grazie a un minuzioso reportage pubblicato dal New York Times. L’articolo analizza come Camerota rappresenti oggi un osservatorio privilegiato per comprendere le dinamiche migratorie tra Italia e Venezuela, un rapporto che dura da oltre un secolo e che oggi sta vivendo una fase di profonda trasformazione.
Un fenomeno migratorio circolare
La presenza di simboli venezuelani nel tessuto urbano di Camerota — dalla statua di Simón Bolívar alla toponomastica — è una testimonianza di una storia economica e sociale. Nel secondo dopoguerra, il Venezuela divenne la meta principale per centinaia di famiglie cilentane che cercavano opportunità nel settore del commercio e delle infrastrutture.
Come evidenziato dal quotidiano newyorkese, quel flusso si è oggi invertito. La crisi che colpisce la nazione sudamericana ha spinto alcuni discendenti di quegli emigrati a stabilirsi definitivamente a Camerota. Non si tratta solo di un ritorno alle origini, ma di un innesto culturale che sta portando nuova linfa demografica al territorio.
L’integrazione culturale e quotidiana
L’articolo del NYT si sofferma su come questa “migrazione di ritorno” stia influenzando la vita quotidiana del borgo:
– Linguaggio e usi: è frequente l’uso di un idioma ibrido, dove il dialetto locale accoglie termini castigliani, creando un ponte comunicativo unico.
– Imprenditoria locale: alcune delle nuove attività commerciali e gastronomiche sono gestite da italo-venezuelani, che integrano prodotti tipici caraibici (come le arepas) nell’offerta locale.
– Cittadinanza e diritto: il reportage esplora anche l’aspetto burocratico della cittadinanza iure sanguinis, lo strumento legale che permette ai discendenti di rientrare in possesso dei documenti italiani e stabilirsi nell’Unione Europea.
Il valore del reportage del NY Times per il territorio
L’analisi proposta sottolinea una peculiarità di Camerota: la capacità di preservare un’identità doppia. Se in passato il borgo è sopravvissuto grazie alle rimesse estere, oggi si sta ripopolando grazie a chi possiede competenze e culture maturate oltreoceano.
Il riconoscimento del New York Times conferma che la storia di questo comune non è solo una vicenda locale, ma un esempio significativo di come le radici familiari possano resistere alle distanze geografiche e alle crisi geopolitiche. Per Camerota, l’appellativo di “Piccola Caracas” non è più solo una definizione cromatica o folcloristica, ma il riconoscimento di una realtà sociale complessa e vibrante.




